Lost Bob Blog (TG&OS)

marzo 7, 2011

Demotivational Channel aka 10 indiani per me

Archiviato in: Ai confini della realtà,lulz,Sproloqui informatici — lostbob @ 9:38 pm

Nel posto dove io non lavoro che non esiste e dove io ambiento i miei sogni notturni, un giorno decidono che abbiamo bisogno di motivarci ecco come hanno fatto:

- ad un mio collega “lei deve essere contento di lavorare in autonomia” … va beh che non è più un giovincello però ancora va in bagno da solo

- a me “lei non conosce i processi aziendali” , la mia risposta è stata e dove sarebbero documentati? (poi lasciamo stare che non conoscerò “le seghe mentali aziendali” però la mia idea che ha fatto risparmiare una ventina di migliaia di euro all’azienda l’ho avuta io su un applicativo che era la prima volta che mi spiegavano bene)

- lei deve fare le “feci” del suo responsabile (ed io mi chiedo siamo mica al mercato che ti fanno le offerte , cioè prendi un analista programmatore che non conosce i processi aziendali e li fai fare il lavoro che un quadro non ha voglia/tempo di fare. tutto gratis eh)

- la migliore la tengo per ultima : “al suo posto potrei assumere 10 indiani”  (sfiga che io avevo chiesto di essere trasferito in altro reparto e qualche anno prima avevo dato le dimissione, peccato che mi abbiamo convinto , non con la forza, a rimanere)

Tutto questo era successo un po’ di tempo fa e questa cosa dei 10 indiani la tiravamo fuori periodicamente per prenderci in giro in ufficio (prendiamo seriamente tutto quello che arriva dai piani alti eh), oggi un mio collega immaginario tira fuori un “10 indiani per me” , un bagliore mi ha colto e no non potevo rinunciare a questa occasione…

Disclameir: non me ne vogliano i fan di Battisti, ma sopratutto gli indiani , non è colpa mia se certa gente fa certe sparate ( che poi secondo me ne basta uno di indiano a sostituirmi ).

nota : il container era quando ci volevano spostare in altra sede e mettere noi o la sala macchine (o entrambi) dentro un container …

Ho visto un uomo che non conosceva i processi,
ne ho visto un altro che in autonomia non va.
Nessun rifiuto mai
ti puo’ ferir di piu’
di un contratto che ti stringe il cuor.
Dieci indiani per me
posson bastare
dieci indiani per me
voglio demotivare
programmatori da cazziare
e progetti da fare morire.
Dieci indiani per me
solo per me.
Uno lo voglio perche’
sa forse programmare.
Uno lo voglio perche’
ancor non sa cosa vuol dir il contratto.
Uno soltanto perche’
da ragione solo e sempre a me.
Dieci indiani cosi’
che dicono solo di si’.
Vorrei sapere chi ha detto
che in container non ci vai te
Matto
quello e’ proprio matto perche’
forse non sa
che posso averne uno per il giorno,
uno per la sera
pero’ quel matto mi conosce
perche’ ho detto una cazzata vera.
Dieci indiani per me
posson bastare
dieci indiani per me
voglio demotivare
programmatori da cazziare
e progetti da fare morire.
Dieci indiani cosi’
che dicono solo di si’.
Vorrei sapere chi ha detto
che in container non ci vai te
Matto
quello e’ proprio matto perche’
forse non sa
che posso averne uno per il giorno,
uno per la sera
pero’ quel matto mi conosce
perche’ ho detto una cazzata vera.

Nota: Fatti , persone o opere sono frutto della mia , malata, fantasia e non rispecchiano per nulla per la realtà.

marzo 4, 2011

C’è da spostare un server

Archiviato in: Ai confini della realtà,lulz,Sproloqui informatici — lostbob @ 9:10 pm

Premessa nel posto finto che non esiste dove io non lavoro abbiamo le seguenti basi:

- se una stampante non funziona , la si posta in vari uffici sperando che funzioni

- tutta la posta è gestita nei pst di outlook, immaginate pst che occupano più spazio di un film in blu ray (no,  nel posto che non esiste imap con le quote non è mai arrivato)

ora immaginate con una mentalità simile avere a mano un sistema di virtualizzazione con una san suddivisa in varie lun (questo è quello che percepito sentendo il consulente con il mouse leopardato) , ovviamente gestite a pene di segugio alcune di queste erano al limite della capienza. No non vi dirò quanti server ci sono , facciamo circa un server ogni 6/7 utenti.

Quindi capita che un pomeriggio che la ricezione della posta diventi sempre più lenta , la riposta è ci stanno spammando , il colpevole è già uscito dall’ufficio per andare in un altra sede. Dopo poco il server di posta non risponde più , dopo la valanga di telefonate  , il collega del colpevole scopre che dalla console di noto software di virtualizzazione compare un messaggio con una bella x rossa con scritto “disk space (o simile) full”, si contatta il colpevole che dopo 20 minuti si accorge dell’errore , la posta riprende lentamente a funzionare, ma ora è outlook lento , il file server dove risiedono i pst ha lo stesso errore. In pratica i 2 server stavano venendo spostati in un altra lun virtuale o come sarcazzo si chiama , tutti e due assieme, proprio mentre la gente lavorava. Io e il mio collega ci guardiamo e nella mia testa viene in mente solo una cosa:

e mi è venuto anche il testo (orrido , lo so)
C’è da spostare un server!
C’è da spostare un server!
Sistemista , c’è da spostare un server
Venga fuori un consulente che da solo non ce la posso farcela!
E basta!

Quel server qua devi metterlo la
Quel server là devi metterlo qua
Qua
Quel server  qua devi metterlo là
E’ il mail server? E’ il mail server!

C’è da spostare il server di prima, vuole venire un consulente a darmi una mano oppure no
Che siamo qua tutti a lavorare e io sono fuori dall’ufficio!
C’è da spostarlo… e basta!
Lo vogliamolo spostarlo o no?
E basta!

Quel server qua devi metterlo la
Quel server là devi metterlo qua
Qua
Quel server  qua devi metterlo là
E’ il file server? E’ il file server!

C’è da spostare il server di prima, la vogliamo capire? Che io sono fuori dall’ufficio e da solo non ce la faccio!
E basta!
E’ il file server?

Quel server qua devi metterlo la
Quel server là devi metterlo qua
Qua
Quel server  qua devi metterlo là
E’ il mail server? E’ il mail server!
E’ il file server? E’ il file server!

Quel server qua devi metterlo la
Quel server là devi metterlo qua
Qua
Quel server  qua devi metterlo là

Nota: Fatti , persone o opere sono frutto della mia , malata, fantasia e non rispecchiano per nulla per la realtà.

novembre 28, 2010

Script per rimuovere i vecchi kernel su Ubuntu

Archiviato in: Linux,Ubuntu — lostbob @ 11:10 am

In un momento di follia e applicando un po’ di quello che ho imparato in un corso base di amministratore Linux ho deciso di provare a fare uno script per automatizzare l’eliminazione dei vecchi kernel su Ubuntu, ma potrebbe funzionare anche su altre distribuzioni basate su Debian.

Lo script richiede per essere usato di essere root o usare sudo , comunque questo viene controllato. Inoltre è necessario avere installato aptitude ed anche questa condizione è controllata.

Lo script prevede un parametro search oppure remove , il primo mostrerà solo gli eventuali kernel da eliminare il secondo lancerà la rimozione dei pacchetti chiedendo comunque conferma.

Lo script in pratica si limita ad eliminare i pacchetti relativi al kernel di versione diversa da quello in uso , quindi dopo che è stato aggiornato il kernel fare un reboot prima di lanciare lo script, altrimenti verrà cancellato anche il pacchetto relativo all’ultima release del kernel.

ATTENZIONE: usatelo a vostro rischio e pericolo

Per chi abbia voglia di postare suggerimenti per lo script , che è sicuramente migliorabile, può usare questo post.

Lo script è presente qui sotto:

#!/bin/bash
###Info
# About: Script for cleaning old kernel
# version : 0.01
# Use at you own risk!
# by Lost Bob (lostbob.wordpress.com)
#
#   This program is free software: you can redistribute it and/or modify
#   it under the terms of the GNU General Public License as published by
#   the Free Software Foundation, either version 3 of the License, or
#   any later version.
#
#   This program is distributed in the hope that it will be useful,
#   but WITHOUT ANY WARRANTY; without even the implied warranty of
#   MERCHANTABILITY or FITNESS FOR A PARTICULAR PURPOSE.  See the
#   GNU General Public License for more details.
#
#   You should have received a copy of the GNU General Public License
#   along with this program.  If not, see <http://www.gnu.org/licenses/>.
###
apt=/usr/bin/aptitude
pkgKernel='linux-image'
type='-generic'
version=$(uname -r)
virtualpkg=$pkgKernel$type
# Kernel actually installed
kernelInst=$pkgKernel"-"$version

# Testing root or sudo
if [ $(id -u) -ne 0 ]; then
	echo "must be root"
	exit 1
fi

# Testing aptitude
if [ ! -x $apt ]; then
	echo "you must install aptitude"
	exit 1
fi

echo "Kernel installed " $kernelInst
case "$1" in
	-z)
		echo "usage $0 search or remove"
		exit 1;;
	'search')
		operation=$1;;
	'remove')
		operation=" -P "$1;;
	*)
		echo "usage $0 search or remove"
		exit 1;;
esac

# all kernel package installed without virtual package and actual version
$apt $operation "?name($pkgKernel) ?installed ?not(?name($virtualpkg)) ?not(?name($kernelInst))"

Per utilizzarlo copiare il test in un file .sh (io l’ho chiamato _cleanOldKernl.sh ) rendetelo eseguibile e lanciatelo.

Consiglio di spostarlo in /sbin così per lanciarlo basterà usare solo il nome dello script più il suo parametro.

Suggerimenti per script per rimuovere i vecchi kernel su Ubuntu

Archiviato in: Linux,Ubuntu — lostbob @ 11:07 am

ottobre 23, 2010

La teoria del pacchettone

Archiviato in: Ai confini della realtà,Sproloqui informatici — lostbob @ 6:53 pm

Diagnosticare i problemi di rete non è il mio lavoro, non ci capisco nulla di reti, vabbeh facciamo che ne capisco poco.

Qui si parla di pacchetti persi , si parla di una percentuale del 4/5 % su una tratta cdn , appurato che il ping non è significativo perchè il nostro caro sistemista terrorista dice che:

- il pc può avere la cpu sotto carico e non rispondere al ping (per quel che so io se un pc non risponde nemmeno al ping vuole dire che è freezato , ma io non sono un sistemista)

- lo swtich può essere troppo carico perchè ….

perchè? perchè?

E’ arrivato il pacchettone, quanti di noi ogni tanto non vedono i cavi di rete confiarsi come pitoni perchè qualcuno ha inviato un pacchettone? State attenti quindi se avete intenzione di fascettare i cavi perchè se poi il pacchettone si incastra sono guai.

Nota: Fatti , persone o opere sono frutto della mia , malata, fantasia e non rispecchiano per nulla per la realtà.

settembre 25, 2010

RT un software per la gestione delle richieste di assistenza

Archiviato in: Ai confini della realtà,Linux — lostbob @ 8:43 pm

Finalmente dopo anni siamo riusciti a cestinare quell’obrobrio che usavamo per gestire i ticket di assistenza del reparto IT (ok chiamarlo così è un eufemismo).

Cercando sul web anni fa trovai RT che sembrava fare al caso nostro perché:

  • è open source
  • è altamente personalizzabile
  • non è molto specializzato e quindi utilizzabile anche per altri reparti

Il software è scritto in Perl , ma tranne per il file di configurazione non c’è bisogno di mettere mano ai sorgenti.

L’iterazione può avvenire sia via interfaccia web che tramite , ad esempio il ticket può essere aperto via mail e ogni risposta alla mail ricevuta come notifica verrà aggiunta in automatico al ticket.

La parte più complicata , non tanto tecnicamente , ma per quanto riguarda l’organizzazione è la configurazione dei ruoli e delle code.

Il concetto di coda è molto valido in quanto ad ogni coda può corrispondere un indirizzo mail diverso ad esempio una mail di richiesta inviata a supportoit@azienda.com aprirà un ticket nella coda IT mentre una richiesta inviata a portamiunabirra@azienda.com creerà un ticket nella coda Oktoberfest e ben presto una procace bionda vi servirà un birra (se trovate un azienda che fa questo servizio fatemelo sapere! ;-) ).

Oltre ai permessi per gruppo , si possono anche creare permessi per ruolo (tipo incaricato del ticket, richiedente ed osservatore), che possono essere impostati a livello globale o diversificati per singola coda. Potente vero?

Per i ticket e per gli utenti è possibile aggiungere dei campi personalizzati sui quali è possibile impostare permessi anche a livello di coda. Ad esempio un ticket che deve essere seguito dal reparto reti avrà bisogno di informazioni che non interessano al reparto sviluppo e viceversa.

RT fornisce anche un ottimo strumento di ricerca e reportistica per i ticket , queste ricerche possono diventare grafici, feed RSS oppure salvate ed inserite nelle dashboard.

L’ultima grande funzionalità è quella degli scrip (si chiamano così) , che intercettano vari eventi (ad esempio apertura di un ticket, risposta , presa in carico , ecc. ecc.)  e che possono eseguire varie azioni come l’invio di notifiche o modifiche al ticket stesso. Se ne trovano già di pronti , ma nulla vieta di aggiungerne altri.

Il vantaggio di questo software è quindi l’estrema duttilità , che ovviamente si paga con una maggiore complicazione in fase di installazione e configurazione e leggermente nell’utilizzo specialmente quando avete colleghi che dovrebbero essere esperti informatici, ma non sono in grado di leggere quello che c’è scritto a schermo o di cercare di capire qualcosa.

Ps. Chi legge questo blog sa che non faccio il sistemista e si chiederà se ho venduto l’anima al cacciavite, in realtà per questa volta ho fatto uno strappo alla regola, visto che tra le ciofeche scelte come successore del ticket c’era anche l’idea di svilupparlo con ScialaquaPoint (aka sharepoint) , ovviamente dal nostro caro sistemista terrorista. Per fortuna che io ed un mio collega abbiamo evitato il peggio, installando un server Linux ed RT rispettando , per la prima volta nel nostro ufficio, i tempi che c’eravamo dati. Ovviamente questo era il secondo tentativo, il primo era stato abortito per il solito “progetto inutile e mal gestito”.

giugno 12, 2010

Perle varie dai sistemisti terroristi

Archiviato in: Ai confini della realtà,Sproloqui informatici — lostbob @ 5:46 pm

E’ da un po’ di tempo che non scrivo sul blog per via di svariati motivi , tra cui impegni , mmorpg , serate ed infine perchè tanto non più molto da dire.

Per non spegnere le speranze ecco qualche perla del sistemista terrorista:

  • Il ping non è significativo ! (per diagnosticare un problema di rete)
  • “Agente che gira molto, specialmente in aereo, è molto contento del suo portatile perché piccolo e poco ingombrante, fa solo fatica in ufficio a usare lo schermo per molte ore” , soluzione del s.i. “Ti compro un portatile con schermo più grande!” … bastava mettere un monitor da 19 pollici nell’ufficio dell’agente, ma era una soluzione troppo intelligente e poco costosa
  • “Devo comprare un nas per casa cosa mi consigliate?” (ehm io bovero brogrammatore , tu responsabile “wc & networking” e chiedi a me?)
  • “Compro un’altra san per i backup e metto i dischi in raid 0 , cosi è più performante”
  • Super boss “Dovete dare a quei boveri broggramatori accesso a tutte le cartelle di rete” ; s.i. “Li metto domain admins” , troppa fatica eh a dare i permessi in maniera decente? io ogni giorno prego per prendere un virus
  • Sparisce macchina virtuale, incolpa suo collega, peccato che io ed il presunto colpevole avevamo visto i log, ed il fattaccio era successo in un giorno in cui questi era assente, ma il nostro s.i. c’era. Ovviamente la versione è cambiata svariate volte.

Siamo in buone mani!

Nota: Fatti , persone o opere sono frutto della mia , malata, fantasia e non rispecchiano per nulla per la realtà.

novembre 27, 2009

Identità perdute

Archiviato in: Ai confini della realtà,Sproloqui informatici — lostbob @ 5:30 pm

Giornata pesante al lavoro , come al solito. Durante un momento di relax squilla il telefono (e no! non conta la circolare che obbliga gli utonti a fare i ticket):

Utonta : “Non riesco ad entrare nel sistema!”
Io:”Il tuo utente sembra  a posto”
Utonta:”Ma io sto provando con il profilo di Utonta2!”
Io:”Ecco perchè stai usando il profilo di un altro! Infatti è bloccato”
Utonta:”Me lo sblocchi?”
Io:”No a meno che tu non sia Utonta2?”
Utonta:”Ma io devo fare delle cose che solo Utonta2 può fare!”
Io:”Allora basta che chiedi ad un tuo superiore di fare un ticket con le cose da abilitarti”
Utonta:*sboffonchia
Io:”ciao!” e metto giù

Ma si sa che gli utonti non sono mai contenti e questa piomba in ufficio (e no! non conta la circolare ecc.ecc.) e :
Utonta:”io non riesco a lavorare!”
Io:”Allora devi far fare una richiesta di abilitazione da un tuo superiore!”
Utonta:”ma non riesco ad usare l’utente di Utonta2″
Io:”E bloccato e lo sblocco solo su richiesta di Utonta2, sei tu forse Utonta2?”
Utonta:*sboffonchia
Io:”Senti per via della normativa sulla privacy, del regolamento aziendale e del codice etico deontologico interno se usi l’account di un altro rischi sanzioni disciplinari ed inoltre è illegale!”
Utonta:*sboffonchia e se ne va

Si parla della cosa con i miei colleghi, cercando di capire cosa spinge una persona a perdere il doppio del tempo , quando seguendo le istruzioni della prima telefonata il problema sarebbe già stato risolto.

Tempo 10 minuti ed arriva una mail del megadirettoregeneraleconsiglieredelegatoecc.ecc. che ribadisce il concetto delle password a tutti , da una parte ringrazio e dall’altra mi domando : telepatia? o utonta lo ha chiamato oppure  ha chiamato il mio irresponsabile visto che erano in trasferta nello stesso posto? Propendo per la seconda.
Il giorno dopo parlo con il mio irresponsabile per chiedere come è andata la cosa , in pratica utonta ha chiamato il mio irresponsabile dicendo che non riusciva a lavorare (??) e che io mi ero comportato male.

I miei colleghi che erano presenti al fatto confermano che le ho risposto in maniera normale o comunque adeguata alla sua insistenza.
Ora cara Utonta ricordati che :

  1. mi hai fatto perdere del tempo
  2. non ti sei fidata di quello che ti ho detto
  3. hai cercato di sputtanarmi con un mio superiore , dopo che  il nostro sistemista terrorista ogni volta ti urla in faccia e ti insulta
  4. hai fatto una figura di merda
  5. d’ora in poi prima di chiedere qualcosa a me , o fai un ticket o ti ignoro.

Lo dico sempre che si dovrebbe venire in ufficio vestiti così:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fatto il ticket?

Nota: Fatti , persone o opere sono frutto della mia , malata, fantasia e non rispecchiano per nulla per la realtà.

In ascolto : Jeff Beck – Wired

ottobre 16, 2009

Un Koala nel mio netbook

Archiviato in: Linux,Ubuntu — lostbob @ 3:54 pm

Sto provando Karmic Koala sul mio netbook dalla alpha 6 tanto lo uso solo come terminale per internet e quindi senza dati da perdere.

Sebbene ai primi tempi i crash di qualche applet fossero all’ordine del giorno , ad oggi il tutto ha raggiunto una stabilità migliore , anche se l’uso che ne faccio non è intensivo: navigazione e basta.

La nuova Ubuntu Netbook Remix è migliorata di molto nell’aspetto e finalmente il lettore di sd mi funziona, il multi card invece non da ancora segni di vita , ma non mi ci sono nemmeno messo.

Che dire le premesse sono buone , appena esce la definitiva metterò un Koala anche nel mio fisso … o potrebbe essere Gentoo? :-)

luglio 5, 2009

Netbook

Archiviato in: Linux,Sproloqui informatici,Ubuntu — lostbob @ 7:59 am

Qualche mese fa mi sono anch’io dotato di un notebook un Acer Aspire One A-110 complice un offerta alletante di una nota catena di eletrronica, che offriva il portatile a 150 euro.

La versione era quella con 8 giga di spazio con ssd, sd card da 4 giga e possibilità di installazione di winxp (opzione da me totalemnte ignorata).

Appena preso il netbook la prima cosa che ho fatto è stata quella di aggiornare il bios, si lo so sono un maniaco ;-) , e di installare Ubuntu Netbook Remix.

Per l’installazione ho scelto di usare la card sd esterna , il netbook è dotato di 2 lettori di card di cui uno che legge solo gli sd e l’altra che supporta molti più formati, come partizione home. Il filesystem scelto è ovviamente EXT4

Con Ubuntu ho riscontrato solo il problema che lo slot multi card non viene riconosciuto, mentre  lo slot solo sd viene riconosciuto solo se è presente una scheda al momento del boot. La scelta di mettere la partizione home mi ha inoltre impedito di usare la funzione di sospensione pena lo “sputtanamento” della partizione home (è un problema conosciuto).

A prescindere da questi inghippi ho trovato uno strumento comodo per fare navigazioni veloci, senza dovere accendere il pc e utilizzando uno strumento poco ingombrante e abbastanza leggero.

Per questo ho capito che cosa cercare , almeno per me in un netbook:

  1. Disco allo stato solido (la velocità di boot ne risente sensibilmente)
  2. Leggerezza
  3. Ubuntu Netbook Remix :-)
  4. Batteria abbondante (quella dell’Acer dura neanche 3 ore, vabbè che sono abituato all’autonomia del macbook però…)
  5. Poca produzione di calore (l’aspire scalda abbastanza, specialmente se lo si tiene sulle ginocchia)
  6. Prezzo contenuto (150/200 euro imho è la fascia corretta)

Ovviamente per ora sembra che la produzione di netbook stia andando verso prodotti con hard disk tradizionale e che si piazzano su una fascia di circa 300 euro.

Non sostituirà mai un portatile, ma per chi ha già un pc fisso e ha bisogno di uno strumento per essere online in poco tempo (con Ubuntu Netbook Remix ,  ext4 il boot è veramente rapido), per navigazione e comunque attività che non sfruttino troppo la cpu.

Ricordo che l’Atom è un processore che per tecnologia costruttiva è molto meno performante di un processore odierno Amd o Intel di pari frequenza (specialmente perchè è un archittetura in order invece che out of order delle cpu recenti)

Devo dire che mi era venuta l’idea di montarci sopra Gentoo ?

Sottofondo musicale : Trash Can School – Sick Jokes And Wet Dreams?

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