Nel mio piccolo mondo , fatto di scarse esperienze , lettura di qualche libro e frequentazione del web, avevo dato un preciso significato alla parola “fantainformatica”.
Associavo , sicuramente sbagliandomi, la fantainformatica ad una sorta di fantascienza; di cui alcuni fatti o scoperte , sebbene non appartenenti alla nostra realtà , col passare del tempo sembravano più plausibili. Anticamente l’uomo non pensava di volare oppure di curare determinate malattie, venivano persino deificati fenomeni naturali che oggi riusciamo a fare spiegare persino da un bambino delle elementari (od almeno quelli che non si sono rincoglioniti con Dj Francesco e co.).
Vedevo come fantainformatica cose come la vera intelligenza artficiale, la “vera” realtà virtuale. Vedo come fantainformatica , ma non come impossibili, quei progetti di computer il cui unico mezzo di iterazione sia la voce ed abbiano una capacità di capire esattamente quello che vogliamo ed imparino senza bisogno di patch o aggiornamenti.
Mi sono sbagliato di grosso! Forse vivendo in un mondo mio , ho perso il pieno contatto con la realtà. Parlando con persone al di sopra di me, ovviamente solo in una scala gerarchica inserita in una fattispecie lavorativa , ho capito che cosa si intende per fantainformatica.
Si parla di fantainformatica quando si toccano argomenti come la programmazione ad oggetti, il paradigma modello vista controller, quando si parla di potenzialità di sorgenti e formati aperti e quando si parla del valore della condivisione delle informazioni.
Concetti come design , progettazione e lavoro di squadra fanno parte di realtà al di fuori della nostra dimensione. La visione è la stessa degli uomini che pensavano che attraversare le colonne d’Ercole portasse alla morte , comprensibile pensare alla difficoltà di attraversare l’oceano con una barchetta, ma oggi bastano un paio di click. I mouse non affondano , al massimo si rompono e con pochi euro si cambiano … a meno che non siate malati come me che uso il mouse e non solo della Razer.
Abbiamo scoperto solo da qualche anno la programmazione modulare e la utilizziamo con parsimonia , non si sa mai che poi diventi troppo complesso gestirla. Il nostro output preferito è la carta , anche se ora ci siamo evoluti inviamo la stampa via e-mail , pagine e pagine di report che sicuramente verrà stampato , per rendere più facile la consultazione , alla ricerca dell’informazione che è nell’ultima pagina e poi cestinato brutalmente per poi ristampare solo l’ultima pagina.
La correzione ortografica in tempo reale, quella simpatica sottolineatura rossa che compare sotto le parole , che ci permette di evitare di fare qualche brutta figura , non è prevista : troppo pesante , troppo avanzata , meglio un del dizionario da 10 chili , da sbattersi sui maroni quando ci sembra di essere tornati ai tempi di Gutenmberg.
A quel punto alzo gli occhi, prendo il cd di windows millenium, disinstallo Gentoo ed Ubuntu , chiudo l’ibook in un armadio ed inizio a navigare solo sul sito di Italia.it . Prendo quei giornali di fantascienza come Linux&C e Java Journal e li metto nel cassonetto della carta, almeno espio alle mie colpe salvando qualche albero. Alzo gli occhi verso la mia libreria , tra un romanzo di Proust ed uno di Dostoevskij trovo quei libri di fantascienza che fanno così male alla testa. Scosto libri di Asimov , Arthur C. Clarke e quel “Neuromante” di W.Gibson. Prendo “Introduzione alla programmazione estrema” , “Design Patterns” , “Thinking in Java” e capisco che è ora di buttarli via.
Sono consapevole , ora , di avere perso il mio tempo libero a leggere libri futili. Avvolto nello sconforto mi cade in testa “Ingegneria del codice” quel mattone da circa 1000 pagine che parla di pura fantascienza. Perdo i sensi mentre immagini della mia infanzia passate sul Commodore 16 mi passano davanti e mi rivedo a smanettare sull’ azimut del lettore di cassette per allineare quella maledetta testina.
Mi risveglio , accendo il pc e Grub mi da il ben tornato , mi loggo sul terminale , lancio sudo gdm && exit , ma sbaglio la password e vengo offeso bellamente. Riprovo e sono già al desktop , c’è ancora la correzione ortografica , c’è ancora Compiz e c’è ancora internet. Metto una chiavetta usb e mi viene montata sul desktop , devo solo smontarla per rimuoverla e non cercarla in un’icona della tray tra altre periferiche.
Guardo il calendario e manca poco al lunedì , dovrò abbandonare il mio mondo di fantasia , ops … di fantainformatica e tornare al medioevo, nell’attesa di vedere un monaco incappucciato girare per il ced e ammonire tutti sul mille e non più mille.
Sottofondo musicale : Peter Green – “The End Of The Game”
Disclaimer : Si tratta di un opera di pura fantasia, ogni riferimento a fatti , cose o persone è puramente casuale.