Lost Bob Blog (TG&OS)

Novembre 27, 2009

Identità perdute

Archiviato in: Ai confini della realtà, Sproloqui informatici — lostbob @ 5:30 pm

Giornata pesante al lavoro , come al solito. Durante un momento di relax squilla il telefono (e no! non conta la circolare che obbliga gli utonti a fare i ticket):

Utonta : “Non riesco ad entrare nel sistema!”
Io:”Il tuo utente sembra  a posto”
Utonta:”Ma io sto provando con il profilo di Utonta2!”
Io:”Ecco perchè stai usando il profilo di un altro! Infatti è bloccato”
Utonta:”Me lo sblocchi?”
Io:”No a meno che tu non sia Utonta2?”
Utonta:”Ma io devo fare delle cose che solo Utonta2 può fare!”
Io:”Allora basta che chiedi ad un tuo superiore di fare un ticket con le cose da abilitarti”
Utonta:*sboffonchia
Io:”ciao!” e metto giù

Ma si sa che gli utonti non sono mai contenti e questa piomba in ufficio (e no! non conta la circolare ecc.ecc.) e :
Utonta:”io non riesco a lavorare!”
Io:”Allora devi far fare una richiesta di abilitazione da un tuo superiore!”
Utonta:”ma non riesco ad usare l’utente di Utonta2″
Io:”E bloccato e lo sblocco solo su richiesta di Utonta2, sei tu forse Utonta2?”
Utonta:*sboffonchia
Io:”Senti per via della normativa sulla privacy, del regolamento aziendale e del codice etico deontologico interno se usi l’account di un altro rischi sanzioni disciplinari ed inoltre è illegale!”
Utonta:*sboffonchia e se ne va

Si parla della cosa con i miei colleghi, cercando di capire cosa spinge una persona a perdere il doppio del tempo , quando seguendo le istruzioni della prima telefonata il problema sarebbe già stato risolto.

Tempo 10 minuti ed arriva una mail del megadirettoregeneraleconsiglieredelegatoecc.ecc. che ribadisce il concetto delle password a tutti , da una parte ringrazio e dall’altra mi domando : telepatia? o utonta lo ha chiamato oppure  ha chiamato il mio irresponsabile visto che erano in trasferta nello stesso posto? Propendo per la seconda.
Il giorno dopo parlo con il mio irresponsabile per chiedere come è andata la cosa , in pratica utonta ha chiamato il mio irresponsabile dicendo che non riusciva a lavorare (??) e che io mi ero comportato male.

I miei colleghi che erano presenti al fatto confermano che le ho risposto in maniera normale o comunque adeguata alla sua insistenza.
Ora cara Utonta ricordati che :

  1. mi hai fatto perdere del tempo
  2. non ti sei fidata di quello che ti ho detto
  3. hai cercato di sputtanarmi con un mio superiore , dopo che  il nostro sistemista terrorista ogni volta ti urla in faccia e ti insulta
  4. hai fatto una figura di merda
  5. d’ora in poi prima di chiedere qualcosa a me , o fai un ticket o ti ignoro.

Lo dico sempre che si dovrebbe venire in ufficio vestiti così:

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fatto il ticket?

Nota: Fatti , persone o opere sono frutto della mia , malata, fantasia e non rispecchiano per nulla per la realtà.

In ascolto : Jeff Beck – Wired

Luglio 5, 2009

Netbook

Archiviato in: Linux, Sproloqui informatici, Ubuntu — lostbob @ 7:59 am

Qualche mese fa mi sono anch’io dotato di un notebook un Acer Aspire One A-110 complice un offerta alletante di una nota catena di eletrronica, che offriva il portatile a 150 euro.

La versione era quella con 8 giga di spazio con ssd, sd card da 4 giga e possibilità di installazione di winxp (opzione da me totalemnte ignorata).

Appena preso il netbook la prima cosa che ho fatto è stata quella di aggiornare il bios, si lo so sono un maniaco ;-) , e di installare Ubuntu Netbook Remix.

Per l’installazione ho scelto di usare la card sd esterna , il netbook è dotato di 2 lettori di card di cui uno che legge solo gli sd e l’altra che supporta molti più formati, come partizione home. Il filesystem scelto è ovviamente EXT4

Con Ubuntu ho riscontrato solo il problema che lo slot multi card non viene riconosciuto, mentre  lo slot solo sd viene riconosciuto solo se è presente una scheda al momento del boot. La scelta di mettere la partizione home mi ha inoltre impedito di usare la funzione di sospensione pena lo “sputtanamento” della partizione home (è un problema conosciuto).

A prescindere da questi inghippi ho trovato uno strumento comodo per fare navigazioni veloci, senza dovere accendere il pc e utilizzando uno strumento poco ingombrante e abbastanza leggero.

Per questo ho capito che cosa cercare , almeno per me in un netbook:

  1. Disco allo stato solido (la velocità di boot ne risente sensibilmente)
  2. Leggerezza
  3. Ubuntu Netbook Remix :-)
  4. Batteria abbondante (quella dell’Acer dura neanche 3 ore, vabbè che sono abituato all’autonomia del macbook però…)
  5. Poca produzione di calore (l’aspire scalda abbastanza, specialmente se lo si tiene sulle ginocchia)
  6. Prezzo contenuto (150/200 euro imho è la fascia corretta)

Ovviamente per ora sembra che la produzione di netbook stia andando verso prodotti con hard disk tradizionale e che si piazzano su una fascia di circa 300 euro.

Non sostituirà mai un portatile, ma per chi ha già un pc fisso e ha bisogno di uno strumento per essere online in poco tempo (con Ubuntu Netbook Remix ,  ext4 il boot è veramente rapido), per navigazione e comunque attività che non sfruttino troppo la cpu.

Ricordo che l’Atom è un processore che per tecnologia costruttiva è molto meno performante di un processore odierno Amd o Intel di pari frequenza (specialmente perchè è un archittetura in order invece che out of order delle cpu recenti)

Devo dire che mi era venuta l’idea di montarci sopra Gentoo ?

Sottofondo musicale : Trash Can School – Sick Jokes And Wet Dreams?

Marzo 27, 2009

Chi compra winzozz è un pirla?

Archiviato in: Mac, Sproloqui informatici — lostbob @ 7:50 pm

Oggi nel mio liferea è comparsa questa notizia, in pratica è la risposta idiota al “i’m a mac” da parte di m$.

Nulla di male nel rispondere con la stessa moneta ad un tuo concorrente, ma mentre nella pubblicità della mela si percepiva un utente “figo” (a me non stava simpaticissimo , ma io sono intollerante per natura) , io in questa vedo un perfetto demente informatico.

In questo spot una rossa leggermente rincoglionita cerca di comprare un portatile con 1000$ , con quella cifra comprerebbe solo il modello base del Macbook e quindi si rivolge ad bel 17 pollici dell’HP pagandolo ben 700$ e tutta contenta va a casa.

Ora penso che chi cerchi un portatile e compri un 17 sia una persona fondamentalmente pervertita e come tutte le persone che bazzicano nel mondo dell’hardware sanno, per i portatili non vale la regola più è piccolo meno costa.
In realtà ci sono processi di ingegnerizzazione che ovviamente  sono inversamente proporzionali alle dimensioni dell’oggetto.
Ora nel confrontare un portatile , a prescindere dalla marca, entrano in gioco vari fattori uno dei quali è la qualità costruttiva.

Ora la tipa ha comprato il suo Hp 17 pollici con sVista inside e cosa si trova?

  1. portatile non molto portatile , fate solo un confronto tra il macbook 13,3 (ma anche un altro portatile) e il suo Hp
  2. portatile con autonomia bassa , il mio macbook regge fino a 4 ore
  3. rinuncia optional intelligenti come la connessione magsafe per l’alimentazione
  4. un sistema operativo che ti chiede conferma di ogni cosa e che richiede antivirus, antispyware, antitetanica

Non mi sento di andare là ed impalare la rossa , però mi chiedo a che target si rivolga la pubblicità:

  1. a tutti quelli che “voglio , ma non posso”
  2. a chi pensa di capire un sacco di informatica ed in realtà ha letto solo 2 robe e scimmiotta gli esperti
  3. ai fan di winzozz
  4. a che pensa che comprare un pc sia come comprare un tostapane, tanto per poi andare a rompere le balle all’amico/conoscente/perseguitato per farsi risolvere i problemi

I mac non sono ne economici ne l’affare del secolo sia ben chiaro, ma se qualcuno faccesse una pubblicità così sulle auto che figura ci farebbe? Una bmw costa un bottto , una parte è il marchio e si sà ed una parte è la qualità del prodotto, non sarebbe logico confrontare un modello di un’altra marca solo per la cilindrata del motore ed il numero di ruote. Poi vabbè guardate che macchina quida la tipa e come tutto il si sposa con un “non sono abbastanza alla moda per un mac”.

Giugno 21, 2008

Mac e luoghi comuni

Archiviato in: Ai confini della realtà, Mac, Sproloqui informatici — lostbob @ 6:19 pm

Qualche giorno fa il sistemista terrorista stava parlando con un suo collega di azienda “gemellata” , che non so sia anche lui un terrorista, mostrando la “bellezza” del nostro guadino … ops rete usando paroloni e definizioni, che ovviamente non saprebbe spiegare (altrimenti le cose funzionerebbero bene), ripetendo a pappagallo le sentenze sentito dai consulenti terroristi da lui arruolati.

Mentre il resto dell’ufficio sghignazzava e chiunque passasse di li poteva notare nei loro occhi lo sguardo di chi sente dire nel 2008 che la terra è piatta.

Ad un certo punto il collega di azienda “gemellata” dice che nella sua rete hanno molti Mac , il nostro “esimio” “collega” dice “Noi no ed aggiungo per fortuna.” e già qui la coltre di incompetenza era già scesa su di noi “poveri ignoranti” , ma non contento in quanto terrorista aggiunge “E poi si sa che il Mac serve solo a far grafica”… a quel punto si sente rumore come di maroni (aka palle aka testicoli) che cadono a terra.

E qui si entra nella sagra dei luoghi comuni:

  • Non esistono più le mezze stagioni
  • Si stava meglio quando si stava peggio
  • Qui una volta era tutta campagna
  • Ai miei tempi ci si alzava da tavola solo quando tutti avevano finito
  • Una volta ci si divertiva di piu’
  • Una volta qui c’era il mare
  • L’importante e’ essere giovani dentro

Ok mi fermo qui.

Peccato per il nostro s.t. , ma mi sembra strano che per Mac:

  • Siano stati portati tool di sviluppo con Eclipse e Netbeans (che Ibm è Sun facciano grafica?)
  • m$ abbia portato il proprio Office (che Word ed Excel servano per fare grafica?)
  • Che Blizzard abbia fatto il porting di Wow (che un Mmorpg serva a fare grafica?)
  • Che una caterva di sviluppatori , che mi sento di sottolineare, usi Mac?
  • Che una caterva di studenti , non solo di grafica, usi Mac? (E qui la perla “Si che poi vanno nelle aziende e si trovano di fronte alla realtà” ed in coro aggiungiamo “La realtà di un guadino … ops rete gestita da uno che doveva fare un altro mestiere che so la cavia da laboratorio).

Solo di fronte a questo potremmo pensare di crocifiggere il “caro” s.t. , ma ormai la mia è solo compassione. In compenso ho venduto il MacBook perchè mio padre che lo usa moltissimo non fa grafica e quindi non lo usa, scherzavo ma quando glielo ho detto mi ha guardato come se fossi un alieno e mio padre di informatica non sa nulla.

Nota: Fatti , persone o opere sono frutto della mia , malata, fantasia e non rispecchiano per nulla per la realtà.

Maggio 22, 2008

Alla ricerca della chiocciola perduta

Archiviato in: Ai confini della realtà, Sproloqui informatici — lostbob @ 7:23 pm

@

Nell’ufficio dove lavoro il sistemista terrorista ed il suo irresponsabile hanno deciso di utilizzare un altro sistema per l’avvio delle macchine bootp, la versione ancora usata , ma in via di dismissione era stata fatta da un consulente e dopo vari aggiustamenti funzionava decentemente. Ovviamente era necessario ogni tanto mettere mano a qualche file di configurazione e questo creava grossi problemi ai clicador.

Così è stato deciso di utilizzare come cavie, nel vero senso della parola, gli utenti della sede principale. Ovviamente come tutte le cose fatte a culo ci sono stati e ci sono ancora problemi , ma di questi ultimi il più bello, anche per via della soluzione, merita la divulgazione.

Questa è la triste storia di una chiocciola, ovvero il simbolo @ , persa e poi a fatica ritrovata…

Mooolto tempo fa compare un ticket (ormai molti utenti/cavia si sono arresi) che lamentava il non funzionamento della chiocciola , piccolo problema se si vive nel mondo di internet e delle email. Volò nell’aria la soluzione di copiarla ed incollarla … non so se il ticket fu chiuso così o bollato come “ticket vecchio” (soluzione di alta classe per smaltire il lavoro).

Mooolto tempo dopo mentre sorseggiavo il solito caffè alla candeggina , sento l’unico sistemista normale (quindi non appartenente alla setta dei sistemisti terroristi) che parla con una utentessa del problema della chiocciola e sento che la soluzione proposta, con la tristezza di chi sa che sta gettando fango su tutta la categoria degli informatici, è proprio quella del copia ed incolla. Approfitto della cosa per mettere dentro la faccia nell’ufficio e spalare un po’ di merda a chi ha fatto questa scelta , parlo con il sistemista normale e ridendo dico “Dai perchè non le facciamo usare i codici ascii? Tipo alt + codice ascii , non mi ricordo quello della chiocciola però” , finisco la candeggina ed il sistemista normale mi dice “Alt + 64 funziona” … l’utentessa è contenta… chiamateli utonti poi…

Nota: Fatti , persone o opere sono frutto della mia , malata, fantasia e non rispecchiano per nulla per la realtà.

Aprile 22, 2008

Tanto abbiamo il firewall

Archiviato in: Ai confini della realtà, Sproloqui informatici — lostbob @ 7:43 pm

Ogni tanto mi capita di parlare di sicurezza con qualche irresponsabile It nel mio ufficio, della scarsa sicurezza della rete e dei sistemi. Facendo qualche esempio:

  1. Traffico in chiaro, quindi anche le password ovviamente
  2. Pieno accesso a tutti gli utenti a quasi tutto il database (per pieno accesso intendo che l’utente A con accesso al sistema può cancellare intere tabelle , oppure portarsi a casa e poi rivendere tutte le informazioni sensibili)
  3. Nessuna politica di aggiornamento seria
  4. Modifiche fatte perchè “lo ha detto il consulente X” senza poi vedere quali sono le reali conseguenze e controllare la veridicità di quanto detto dal consulente X
  5. 0 politica di password , da noi non scadono mai (e vaffanculo alla privacy!)

In qualunque situazione di questo tipo in un ambiente mediamente competente ci sarebbe una sorta di sagra delle “teste mozzate” , da noi è normale.

Ho cercato di spiegare quanto tutto questo sia pericoloso e sottovalutare questa situazione potrebbe portare a conseguenze disastrose.

Ho cercato che spiegare che la sicurezza è un processo e non ha senso “blindare” il servizio Ftp se poi si può entrare da altre 100 parti, ho anche spiegato che non sono un esperto del campo e forse sarebbe il caso di rivolgersi a qualcuno di veramente competente (ammettere i propri limiti è una buona pratica di correttezza ed anche un modo per pararsi il sedere quando si toccano certi argomenti seri) o perlomeno applicarsi in maniera seria all’argomento.

Mi è stato risposto “Tanto abbiamo il firewall” …. tanto abbiamo il firewall …


dissolvenza in nero.

Ragioniamo per metafore:

  • Se la tua casa ha un tetto fighissimo , robusto che se anche grandinano bambini non si rompe è una bella cosa, ma se le tue fondamenta sono di letame essiccato puoi solo pregare di non vivere in una zona sismica o che non tiri vento molto forte.
  • Se hai paura che ti entrino i ladri in casa e vivi al piano rialzato è inutile che metti una porta blindata e poi lasci le finestre aperte.
  • Se devi custodire dei soldi o preziosi vari oltre alla porta blindata ti preoccuperai di dotarti di una cassaforte, se li lasci sul tavolo con un cartello “Denaro , oro e argento” direi che non sei molto furbo.
  • Se anche hai la porta blindata e non vivi al piano rialzato , non puoi garantire la sicurezza dei tuoi averi se ogni volta che suonano o bussano alla porta e tu chiedi “Chi è?” e questo risponde “Io” tu lo fai entrare

In sintesi la sicurezza è un costante processo che deve prima partire dall’interno. In una configurazione ipotetica

  1. Sistema operativo
  2. Database
  3. Web Server

è inutile blindare Apache se poi la password dell’utente root è toor ad esempio, la logica è quella che se viene compromesso il primo baluardo Apache, il resto del sistema non viene compromesso (database e sistema operativo) , se però le basi sono traballanti ad esempio sistema operativo mal configurato anche tutto il resto è di conseguenza insicuro ( anche se la configurazione di Apache è stata fatta nel miglio modo possibile). La ricerca della sicurezza non deve mirare al rendere il sistema inattaccabile (chi dice che X è un sistema sicuro, qualunque sistema sia X, sappiate che sta dicendo delle grosse cazzate), ma rendere il più complessa possibile la manomissione di un sistema.

Bon ora vado contromano in autostrada a fari spenti e parlando con il cellulare tanto ho l’Abs, ah! visto che ho anche l’Esp posso andare anche oltre i limiti di velocità!

Nota: il “mio ufficio” è un luogo immaginario che non corrisponde assolutamente alla realtà

Sottofondo musicale : Red Krayola : God Bless The Red Krayola And All Who Sail With It

OOXML , Openoffice e lo standard

Archiviato in: Linux, OpenOffice, Sproloqui informatici — lostbob @ 7:13 pm

C’è stato un gran trambusto quando in una situazione poco chiara OOXML è stato approvato come standard Iso. Nel mio ufficio retroinformatico un paio di adepti pro M$ girava con il sorriso in faccia pensando di avere ancora una volta vinto contro quel demonio di Openoffice (che se poi non paghi le licenze come farà a funzionare?).

Oggi leggo 2 buone notizie:

  1. OpenOffice è stato scaricato solo 1 milione di volte nel 2008 (ops. si parla di 107 giorni ovvero circa 3 mesi e mezzo) , ottima notizia e tanto di cappello ad Openoffice
  2. Lo stesso Office 2007 ha fallito il test OOXML una ottima notizia per chi quello standard ha fatto di tutto per farlo approvare

Questo è il mio pensiero:

  1. Non è bello, anzi disdicevole che uno standard mal formato e con grossi problemi tecnici venga approvato in condizioni non molto chiare
  2. Open Office continua la sua lenta , ma costante diffusione e prevedo un bel boom per la versione 3.0 (il fatto che ora ci si sia messa di mezzo anche Ibm fa solo bene al progetto)
  3. Un formato standard ha senso solo quando viene utilizzato da diversi prodotti, ad oggi OOXML non garantisce questa possibilità ergo è un “finto standard” , mentre i vecchi formati Microsoft sono uno “standard de facto”.  Questo comporta che ad oggi l’unico standard utilizzabile e meglio supportato è proprio Odf. Solo Microsoft può leggere i propri documenti OOXML (che però non rispettano le specifiche ISO buffo eh?) anche perchè non è minimamente interessata a supportare un vero e proprio standard per evidenti motivi primo fra tutti il non favorire la concorrenza.

Quindi per concludere OOXML non è un vero standard è stato creato solo per dire “ce l’ho anch’io lo standard visto come sono brava ed interessata all’interoperabilità? Peccato che non funzioni così , quindi buon ODF a tutti.

Sottofondo musicale : Red Crayola – Parable Of An Arable Land

Aprile 4, 2008

Thomas Bayes mi fa una pippa

Archiviato in: Ai confini della realtà, Sproloqui informatici — lostbob @ 3:59 pm

Al lavoro è la solita giornata triste, inoltre sono senza nulla da fare in attesa di fantomatici cambiamenti che si prospettano in futuro (ovvero … non cambierà nulla). Cerco come occupare il mio tempo , almeno finchè non mi verrà richiesto di riscrivere il solito programma scritto con i piedi ed io sono già consapevole che quando avrò finalmente capito come funziona quel polpettone dovrò passare ad altro (tolto il fatto che io ho sono dell’idea che se funziona non si tocca ed inoltre sono contrario all’accanimento terapeutico).

Sono anche dispiaciuto di non scrivere molto sul mio blog, ma onestamente in questo periodo non ho molte idee e di fare copia ed incolla non mi va (pratica che uso volentieri sul lavoro in quanto ormai ho dato per persa ogni speranza di miglioramento e di serietà), ma per fortuna anche oggi il solito CT mi ha regalato un’ altra perla.

Situazione: mail che arriva su client outlook , che tutti sanno dotato di ottimo filtro antispam, tale mail viene marcata come posta indesiderata (motivo? non si sa). Il CT ovviamente nasa che può lanciare l’ennesima stoccata al server di posta Linux e dice che c’è scritto troppe volte “windows” e che poi i filtri euristici secondo lui non sono efficaci ed anzi non servono proprio a nulla… io mi alzo e scappo dall’ufficio , scambio uno sguardo costernato con un mio collega anche lui allibito (della serie uno sguardo vale più di mille parole).

Il CT ovviamente non sapendo di cosa parlava voleva intendere il filtro Bayesiano (qui una versione più esaustiva in inglese) , non mi resta che dire bravo! complimenti!

In realtà (dove questo CT sarebbe impalato e non osannato) questo tipo di filtro si sta rivelando molto efficace , ovviamente proprio per il suo tipo di funzionamento deve essere “addestrato” per fare in modo che il suo operato sia sempre più preciso… se tu compri un cane e non lo educhi non ti puoi lamentare si scagazza per casa o non risponde al “padrone” (concetto complesso vero?).

Ovviamente per qualunque CT o ST è troppo complesso ed impegnativo gestire in maniera corretta un filtro Bayesiano.

Nota: Fatti , persone o opere sono frutto della mia , malata, fantasia e non rispecchiano per nulla per la realtà.

Sottofondo musicale : John Mayall – Back To The Roots

Marzo 25, 2008

Consulenti terroristi (della serie Linux come server come di posta non esiste)

Archiviato in: Ai confini della realtà, Linux, Sproloqui informatici — lostbob @ 8:25 pm

Oggi ho assistito all’ennesima perla del consulente terrorista (CT) … veniamo con ordine.

Alla mattina qualche utente mi segnala che ha la posta bloccata , essendo io un programmatore quella roba li (con w$) non la tocco neanche con un palo lungo un metro, l’unica cosa che controllo è che da me la posta funzioni e quindi mi viene in mente che il problema dovrebbe essere in qualche “server” winzozz che pubblica l’applicazione , visto che io la uso in locale.

Indirizzo il malcapitato a fare una segnalazione visto che i 2 ST (sistemisti terroristi) sono assenti (uno è in ferie, ed alla fine non è un vero ST , però ogni tanto bisogna fare di tutta un erba un fascio e l’altro è boh?), ed in quel momento l’ ISI (irresponsabile dei sistemi informativi) accompagna in uffcio il CT appena arrivato.

L’ISI viene bloccato da un paio di utenti disperati che avrebbero anche voglia di usare la posta , il CT un toscanaccio di infima categoria (tutto il rispetto per i toscani sono anche simpatici, ma se ti presenti il primo giorno ed inizi a dire “mamma maiala”… a qualcuno può far ridere , ma a me la cosa puzza di maleducazione), sboccia con “Vorrei vedere che non funziona, come si fa ad usare linux come server di posta?” …. ripeto :

come si fa ad usare linux come server di posta?

a quel punto mi salgono qualcosa come 8 o 9 litri di sangue alla testa mi giro e dico “Ma cosa stai dicendo?” (tolto il fatto che il problema era di un “server” winzozz e non del mail server su Linux), anche preparandomi ad un grosso flame verbale in cui spiegare che esiste un mondo la fuori e Linux come mail server è una realtà consolidata e funzionate (nonchè di fare il tecnico e non il commerciale … pezzente), purtroppo il tipo non risponde ed io rimango con i miei 10 litri di sangue nel cervello mentre i due vanno a “giocare” in sala macchina.

Con la testa fra le mani inizio a domandarmi da dove esca questa gente, questi farabutti incompetenti mentre il direttore generale mi guarda un po’ allibito attraverso il vetro dell’ufficio…

Ora non mi resta che chiedere all’ISI da dove esca questa gente e se la risposta è “ma è bravo…” meglio chiedere di andare in un altro ufficio (il mio cv sta già girando da un pezzo sul web) oppure la possibilità di venire al lavoro ubriaco, tanto visto il livello…

Ps. Per i fondamentalisti delle varie “religioni” un linux non mi piace lo accetto, una discussione seria sui suoi pro e contro la accetto , ma un “non funziona” , “non esiste il programma per …. “, “non lo usa nessuno” ecc. ecc. meritano solo delle grosse martellate sui denti a chi spare queste “cazzate”.

Nota: Fatti , persone o opere sono frutto della mia , malata, fantasia e non rispecchiano per nulla per la realtà.

Dicembre 20, 2007

Nell’It profondo nessuno può sentirti urlare – Parte 4

Archiviato in: IT profondo — lostbob @ 8:08 pm

Le involuzioni

Ogni specie tende ad evolversi e quindi a migliorare, la razza umana però riesce anche ad involvere.

Tutto questo si riflette anche negli addetti It. L’involuzione più frequente è quella della trasformazione in:

Addetto It legacy

La wikipedia dice:

Il sistema legacy è un sistema informatico esistente o un’applicazione che continua ad essere usata poiché l’utente (tipicamente un’organizzazione) non vuole o non può rimpiazzarla.

Le ragioni che inducono a mantenere sistemi legacy sono soprattutto dovute ai costi sostenuti per la loro implementazione e ai costi da sostenere per la migrazione a nuovi sistemi. Molte persone usano questo termine per riferirsi a sistemi “antiquati”.

Con questo termine si indicano quindi i sistemi IT che utilizzano tecnologie meno recenti e per questo motivo sono molto difficili da interfacciare con i sistemi più recenti. Per tale interfacciamento si può ricorrere a sistemi middleware ma il costoso utilizzo di questi ultimi spesso decreta la sostituzione del legacy con tecnologie odierne.

Che per l’addetto legacy diventa:

L’utente legacy è un addetto informatico esistente che continua ad essere usato poiché l’utente (tipicamente un’organizzazione) non vuole o non può rimpiazzarla.

Le ragioni che inducono a mantenere addetti legacy sono soprattutto dovute ai costi sostenuti per la loro assunzione e ai costi da sostenere per l’ assunzione di nuovi addetti, lo “smaltimento” di quelli esistenti e la mancata diffusione della conoscenza del sistema che appartiene al solo addetto legacy. Molte persone usano questo termine per riferirsi ad addetti “antiquati”.

Con questo termine si indicano quindi gli addetti IT che utilizzano tecnologie meno recenti e per questo motivo sono molto difficili da interfacciare con i sistemi più recenti. Per tale interfacciamento si può ricorrere a corsi forzati ma il l’inutilità di questi ultimi a causa dell’ottusità dell’addetto spesso decreta la sostituzione del legacy con addetti moderni.

L’addetto It legacy è la zavorra che blocca ogni evoluzione informatica di un azienda, specialmente quando questo gode di posizione elevata o riesce ad influenzare le decisioni dei suoi superiori o ancora peggio gode di stima da parte dell’azienda.

Questa figura di norma si concretizza quando l’età dell’addetto è molto vicina alla pensione, ma nei casi peggiori e più dannosi si manifesta anche in età “precoce”.

Il legacy non solo si rifiuta di conoscere nuove tecnologie o l’evoluzione di quelle che sta già utilizzando, ma si adopera anche perché questo non avvenga, cercando in ogni modo subdolo di boicottare in ogni modo per salvaguardare la sua posizione conquistata.

Il problema del legacy è che ha semplicemente sbagliato lavoro, l’informatica è in costante evoluzione e quindi è necessario essere aggiornati e curiosi; sia per passione personale che per semplice spirito di sopravvivenza.

Il sotuttoio

Questa involuzione dell’addetto It colpisce prevalentemente i sistemisti, specialmente quelli che lavorano in ambito windows, ma può colpire tutte le figure It.

Chi è colpito da questa involuzione si crede onnisciente nel suo settore specifico, ma nei casi più gravi anche in tutto quello che riguarda il mondo dell’informatica.

La presunta onniscienza non deriva nemmeno da un frenetica attività conoscitiva, ma semplicemente dalla convinzione di possedere la conoscenza innata.

Questa illusione porta il losco figuro a dare i peggiori consigli agli utenti specialmente per quello che riguarda l’informatica domestica, oppure a portare avanti scelte sbagliate o commettere errori madornali solo perché non vuole ascoltare un suo collega, un consulente (non voluto da lui ovviamente) o semplicemente quello che viene pubblicato su riviste, libri o web; solo lui ha la conoscenza, lui è l’eletto.

L’integralista terrorista

L’integralista terrorista ha sposato molto tempo fa una tecnologia (sistema operativo , produttore hardware o linguaggio di programmazione). La sua visione si è fermata li, il suo lavoro è li ed anche la sua vita è li.

La sua difesa della “religione” è estenuante e combattuta giorno per giorno ed ogni suo sforzo è finalizzato a creare un clima di paura contro le altre “religioni”. Il suo scopo è di produrre una cortina di terrore denigrando la qualità delle altre soluzioni ipotizzando scenari apocalittici nel caso di utilizzo dell’altra tecnologia. Nella ipotesi che questo non sia bastato tenderà a boicottare in maniera subdola ogni tentativo di cambiamento creando più ostacoli possibile ed evitando ogni forma collaborazione che possa agevolare realmente il suo “nemico”.

La leggenda racconta di persone che per salvaguardare la loro fede si siano gettati in sala macchine urlando per staccare tutte le spine dai server per evitare l’onta della sconfitta gridando “La palla è mia e ci gioco io”.

Nota: Fatti , persone o opere sono frutto della mia , malata, fantasia e non rispecchiano per nulla per la realtà.

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